ti voglio ascoltare…

… per tentare di migliorare

e di nient'altro

sentiva la voglia di salire sul primo treno, partire

sentiva la voglia di cambiare aria, almeno per un pò

aveva voglia di scrivere, per fissare il suo stato

aveva voglia di piedi nudi sulla sabbia, per cambiare il suo stato

e tanta voglia di parlare, per condividere le sue emozioni

e tanta voglia di ascoltare, per cibarsi di quelle altrui

era vivo, vegeto e sano, al punto di non ritorno o forse semplicemente alla deriva

era vivo, stanco e soddisfatto, adrenalinicamente pronto alla prossima tornata

gli importava di questo

e di nient’altro

un grazie sentito a tutti quelli ke hanno collaborato a questo… come direbbe Fab… beh lo sapete.. vvb! :p

Buon Compleanno

oggi come ieri, ancora non ricordo quando è il tuo compleanno

oggi come ieri, ancora scrivo

oggi come ieri, non passa volta che passo per quella panchina che non mi siedo, sfioro con la mano dove una volta posavi la schiena e ridevi, e sorrido

oggi come ieri, ci sono io che mi sveglio alle quattro del pomeriggio intontito e barcollando mi metto a sedere

oggi come ieri, c’è ancora un pò di quella voglia di sentirsi speciali, quella voglia di scendere a qualsiasi orario con la scusa del cane

oggi come ieri, ho ancora quella immancabile dicotomia intriseca di sentirmi un bambino troppo cresciuto e un attempato vecchietto con troppa voglia di vivere

oggi come ieri, ancora ho voglia di mettermi in discussione e voglia di sentirmi libero

oggi come ieri, voglio, fortissimamente, voglio credere che i miei sogni più belli siano solo il preludio di quello che ancora deve succedere

oggi, non ieri, è il tuo compleanno

e allora?

beh,

Buon Compleanno

sto bene

Con due dita lasci scorrere la carta sulla superficie liscia del tavolo

Esiti

Poi le dai solo un occhio fugace

7 di spade

Tiri un respiro

Ed osi

“carta”

Il mazziere ti elargisce la carta

10 di denari

Quel piccolo angolo sinistro di labbra si lascia scappare un leggero sorrisino

Non devi bluffare quando sei baciato dalla provvidenza

“sto bene”

stupida entropia e caotica vendetta naturale

Insistiamo.. lo vogliamo con tutto noi stessi ed alla fine ci riusciamo, ad andare contro natura.

Il principio geniale della corsa al baratro è proprio quello, lo scontro sembra quasi banale e dovuto tra la natura razionale ed il resto, eppure – consci – finiamo col farlo e magari ce ne compiaciamo.

Lottiamo contro il grafo del lavoro resistente dell’ordine delle cose per far sì che la nostra innata voglia di autoaffermazione vinca anche sulla Natura di cui siamo l’apocalittico seme spregiudicato del non vivere, del decidere di vivere.

Solo perchè ci sembra giusto.

Solo perchè decidiamo che lo sia, giusto.

Tutto, ogni cosa, lo accetta, mentre noi – stupidi esseri dannatamente intelligenti – finiamo come al solito per riscrivere Leggi così chiare anche alla più semplice vita dell’universo, solo per il gusto di marcarle del nostro gene malato.

Finiamo così, talvolta per etichettarla come

stupida entropia e caotica vendetta naturale.

.. and i feeling good

[ho voluto scrivere questo testo per potere dare una dimensione a quello che ho dentro spesso forma non ha, chiarire e portare fuori quello che dentro cerca spazio e rivendica diritti di un'esistenza concreta e tangibile]

Questo che scrive è un vero stronzo… dentro deve averci davvero i problemi… altro che forme immateriali, questo deve essersi sparato in corpo qualcosa peggio di me..

Risulterebbe difficile pensare a cocktail peggiori di quella sera, Jordan era stato al bar sotto casa, si era ubriacato con la solita compagnia di una birra, due vodke alla pesca – le sue preferite – e qualche altra roba spacca stomaco.. uscito dal locale, non contento del calore offerto gentilmente dall’alcool aveva pensato bene di finire di scaldarsi dalla tizia del piano di sotto, la sua fan.. Una studentessa qualche anno più giovane di lui, se vogliamo chiamare differenza d’età  quella che passa tra i 21 ed i 25 anni.. Una ragazza ok, tutto studio e nessun vizio.. se non uno forse, che quelli puritani chiamano peccato.

[Tutto è iniziato con una coincidenza si direbbe, una fortunatissima coincidenza, anche se a me piace paragonarla al paradosso della farfalla che batte le ali a Tokio per le conseguenze di portata (meravigliosamente, direi) maestosa che avrebbe avuto poi nella mia vita]

Ma come si fa a leggere una merda simile, solo un mentecatto frocio leggerebbe queste fantacheccherie da mondo perfetto. Sono solo le illusioni di un povero disgraziato che non sa che cosa vuol dire vivere davvero, in questa merda, dove la mette la solitudine la desolazione, il nulla che qui c’è tutto intorno..

Mary, questo è il nome della ragazza del piano di sotto, aveva come unico vizio, peccaminoso vizio proprio Jordan.. Ne avvertiva l’odore, la presenza, ne era come stregata.. la pecorella innamorata del lupo cattivo.. Le volte sentiva il portone sbattere ed i suoi passi svelti che mangiavano le scale.. ovunque fosse nella sua piccola casa la pecorella Mary iniziava a correre a perdifiato fino alla porta… vi poggiava la schiena, aspettava di avvertirlo dietro la porta, era solo un attimo prima che inforcasse l’ultima rampa, ma lei avvertiva un brivido dietro la schiena, poi sentiva la porta chiudersi.. il rumore delle chiavi sul tavolino in vetro.. oramai distingueva addirittura il jeans e la cinta che toccavano terra e poi lui iniziava.. Imbracciava la sua fedele Fender e incominciava a fare quello per cui era nato, suonare la chitarra come il sangue scorre nelle vene.. Lei senza nemmeno farci più caso finiva puntualmente per chiudere gli occhi e tirarsi il labbro inferiore fino al punto di farlo sanguirare, seguendo con i movimenti del corpo le corde sotto le dita di Jordan, le braccia contorte contro lo stomaco, le mani che prima con remore titubante, poi decise si insinuano sotto quegli slip con piccoli cuoricini disegnati sopra.. Beh, questo è il suo piccolo peccato, ma solo noi lo sappiamo e nessuno la giudicherà  mai per questo..

[E' singolare infatti come possa essere possibile che una farfalla grande come un aereo decida di non battere più le ali e qui da me accendersi una bellissima giornata di sole, mentre inforco i miei occhiali ed accendo il motore della mia Harley. Sembra singolare ma intanto è successo, spesso chiudo gli occhi e immagino i meccanici di quel gigante del cielo mentre un piccolo bruco attraversa la strada al boeing in aria di sfida "io un giorno volerò, ma sti tizi saranno in grado di risollevare te in aria???"]

Ma che cazzo di prefazione sarebbe questa, quanto amore, quanta sicurezza di quello che è bello e dove la poggia questo? Crede di poter controllare il mondo con le sue parole di speranza, fiducia, ma cosa crede che cambierà  nel mondo un cazzo, un fottuto cazzo, ecco..

Si diceva di quella sera.. beh Jordan, come oramai era solito fare da un pò, aveva finto di bussare alla porta sbagliata e lei come al solito aveva finto di crederci.. A lui non importava perchè succedesse, se per l’ingenuità  di quella ragazza o perchè ci stava e lo voleva lei per prima, fatto sta che come tutte le altre volte dopo due minuti erano nella sua cucina, piena di collezioni di tazzine, di ordine e di cianfrusaglie, dopo dieci erano nella sua camera da letto piena di pupazzi, di foto ma anche di tanta solitudine e dopo mezz’ora erano a terra stremati e sudati di un sesso selvaggio e meccanico. La prima volta topolino aveva dovuto chiudere gli occhi per quella violenza alla quale non era abituato, ma oramai lui, come anche winnie pooh e la renna di natale ci avevano fatto l’abitudine.

[Ho conosciuto Fanny grazie a quel battito d'ali mancato, è grazie a quello che lei è rimasta all'aereoporto e io ci sono stato spedito in sella alla mia moto per lo strano caso dell'avaria e del mancato servizio da parte dell'agenzia. Una coincidenza, una mera coincidenza o un prodotto di un caos straordinariamente puntuale e deciso]

Ma sentitelo, ci mancava solo che Cristo in persona scendesse e dicesse “figliolo questo è il mio paradiso.. toh.. te lo regalo.. te lo meriti proprio”.. che cazzo ha fatto questo per meritarselo se l’è chiesto? Come se l’è guadagnato? Cosa ha fatto di straordinario per scrivere un fottuto libro sulla felicità , gli incontri, il volersi bene.. sembra un cazzo di prete col sorriso stampato di fabbrica, ma che merda..

Quella sera avevano finito prima, l’alcool aveva fatto la sua parte e lui, come al solito, senza nemmeno guardarla, si era preso i suoi vestiti sparsi nella stanza e senza nemmeno girarsi aveva guadagnato la porta d’uscita, mormorando so la strada o qualcosa del genere. Lei ferma a terra, ancora scossa dall’atto, si era accovacciata e lentamente tirata su gli slippini, poi aveva guadagnato il letto ed abbracciato topolino. Lui aveva avvertito l’impatto del freddo della larga tromba delle scale sul petto nudo e sudato, aveva incrociato una vecchina sulla sua rampa che col marito cercavano di indovinare il buco della serratura, di ritorno dalla festa della nipotina.. Un “ma fottetevi” gli parve il giusto saluto di ritorno al loro ” ‘sera giovanotto”.. non aspettò una risposta da quei due, nè dal resto del mondò… Salì, rincasò, buttò a terra le chiavi ed i panni, corse in bagno per cercare di arginare la sua situazione fisica, sperando ke il piscio gli avrebbe levato l’alcool di dosso per farlo ragionare, ma non vi fu modo.. iniziò a vomitare, a vomitare anke l’anima.. fino a non averne nemmeno più una.. stanco cadde a terra e tutto quello che riusciva a vedere era il suo stomaco ed il pantalone tirato su alla meglio.. Era confuso, insoddisfatto ma essenzialmente incazzato nero.. Con le ultime forze espresse un ultimo desiderio e lo mise in atto.. Andò alla libreria, ne prese un libro, accese lo stereo con la sua playlist e tornò in bagno, barcollando, aprì un’anta del mobiletto, facendo cadere tutto l’interno, imprecò, iniziò a scartare a terra tra i barattoli, quelli di cui aveva bisogno, dp un paio di pasticche, finalmente trovò quello che cercava, i francobolli di LSD.. ne prese un paio e sedette appoggiato alla parete sotto il lavandino.. dall’altra stanza arrivavano le note di foo fighters, dire straits, red hot, muse, counting crows, led zeppelin, pink floyd.. era una playlist studiata proprio per quelle situazioni, per interagire con l’LSD, non durava tutto il tempo ma dava il meglio di se dopo tre quarti d’ora quando l’LSD iniziava a produrre i primi effetti allucinogeni..

[Quando la prima volta ho incrociato il suo sguardo è stato un attimo.. poi come d'incanto il mondo è diventato in bianco e nero e l'unico colore visibile ai miei occhi era quello dei suoi...]

Jordan non aggiunse altro, smise di leggere ed il libro scivolò tra le sue gambe divaricate, lasciando in alto la sua copertina con il nome Jordan Moore stampato in bella vista ed il suo sorriso che lo imortalava in un originale specchio amorfo alla caccia del ghigno distorto nell’altro.. Jordan chiuse gli occhi ed iniziò a fissare il suo braccio, gli infiniti segni di tentativi di passare a miglior vita, poi il soffitto in attesa dell’arrivo dell’amica LSD, del suo trip; spesso pensava all’originale nome dato alla segale colpita dal parassita ergot dal quale si ottiene l’LSD, la chiamano segalae cornuta.. quando l’aveva saputo aveva ritenuto inopportuno il termine xkè vedeva l’LSD come una dolce amante non come una moglie infedele.. Sotto Matt inizia a stridere col suo Time is Running out.. impassibile, Jordan riflette:

gia

Jordan assumeva LSD, glielo avevano prescritto, già , proprio così.. il suo medico lo aveva salvato così, era un suo fan, non avrebbe mai permesso che il suo genio fosse posseduto dalla morfina o dall’eroina e così preferì curarlo con l’LSD, già , proprio così, curarlo..

mi manchi

Fanny era morta in un incidente stradale.. il giorno della pubblicazione del libro (con annesso) album Butterfly&Hurricane.. Il caso volle che lui quel successo mondiale dovuto a quell’amore ke aveva dato vita ad un morto, a quella gioia di vivere, a tutti quei sani motivi e principi che animavano il libro e quelle note dolci che accompagnavano l’album non se lo potè mai godere.. perchè quel giorno, quel Jordan morì e l’obiettivo era di eliminare anche l’involucro..

eccomi

l’LSD lo aveva salvato ed anke il professor Gillian che aveva preso in cura Jordan per dedizione alla passione per l’uomo che nascondeva quel fisico debilitato che aveva incontrato per la prima volta tre anni prima.. Insomma un cammino nell’ignoto alla caccia del Jordan che non c’era e di quel mondo che lo aveva salvato prima e condannato poi.. Il lavoro più difficile era riuscire a canalizzare le esperienze emotive per rendere possibile il recupero graduale del passato e la stabilizzazione di un equilibrio definitivo.

Alla fine LSD arriva.. Jordan era informatissimo sui ritorni d’acido ed i bad trip.. ma ne valeva la pena, non lo spaventavano i dolori, i crampi, le tensioni muscolari a cui andava soggetto, tutto quello che voleva era l’ego loss, la perdita dell’io ed in quel limbo il ritrovarsi in quell’io che lui più non era.

Alla fine LSD arriva.. il passaggio è morbido, ma ad un certo punto è come fare un piccolo salto ed è fatto… in quelle mille allucinazioni e nella vista offuscata e psichedelica d’un tratto.. gli ultimi ricordi di Jordan furono un laconico ed affranto Matt che quasi incredulo, gli rimandava beffardo un..

.. and i feeling good

mani che cercano altre mani

Sono piccine e cercano, cercano, sono smaniose, nei bimbi c’è un’ipercuriosità  tattile.. hanno sete di superici ruvide e lisce, di calore e freddo, di tutto quello che le dita possano scorrervi sopra ed ottenerne in cambio impulsi da sparare nel cervello. Sono piccole e gonfie, tozze, sottili e fragili, piccoli involucri di tenerezza, biscottini di dolcezza. Cercano il seno della madre, si poggiano ad un volto con una saggezza di chi ha in sè il senso vergine della vita e ne fa dono agli altri.

Crescono, si fanno piene di fango, premono sul pavimento, fanno tesoro di microbi e batteri, di marmellata e nutella, impugnano matite e cucchiai come strumento di creatività  su foglio e su pareti.. cercano poi di nascondere la timidezza comprendo un sorriso dolce che solo i bimbi possono osare.

Le vedi spesso intrecciare e salde e non lo penseresti mai, se pensi che quei bimbi che si stagliano in quel pomeriggio in riva al mare hanno sì e no tre anni, eppure è la forma di amore più semplice ed immediata, si incontrano si legano ed un legame è formato e compiuto.

Si perdono col tempo quelle mani.. come se avessero altro da fare.. costruiscono oggetti, realizzano sogni talvolta, scrivono tanto o le volte preferiscono soltanto sfregare degli occhi stanchi di troppa solitudine.

Riacquistano peso quando arricchiscono un bacio di quell’essenza misteriosa che ha il sapore di brivido quando scorrono due braccia alla ricerca dei loro simili.. li trovano.. li avvolgono.. si abbracciano in un piccolo segno di unione.. poi vengono ricambiati da un palmo destato dalla sua inerzia verticale per poi iniziare un rito tribale in cui le dita danzano e si avvolgono in una specie di amalgama di carne ed emozione.

Sono lì che si trovano nel buio, quando abbiamo paura, lì che si stringono, quando cerchiamo riparo dalla sofferenza, lì che si desiderano, quando sentono sotto di loro le lenzuala e piano arrivano dove appagare il loro irrefrenabile istinto di affetto.

Sono piene di pieghe quelle di due anziani alla panchina, ma nn diresti mai che sono stanche di stringersi e tenersi, come fanno di due anziani che della vita in quella silenziosa, armoniosa e perfetta stretta rivivono e continuano a far vivere l’amore di una vita. Si alzano i due dalla panchina, si tengono sempre per mano, si aiutano con quelle libere, lui impugna il bastone da passeggio, lei si risistema con un gesto che è diventato tutt’uno con lei la borsetta.

Li vedi allontanarsi all’orizzonte e sorridi.. poi butti l’occhio alla tua mano sulla panchina e quella a pochi centimetri da te, un’altra… lo senti l’impulso dentro.. anzi no.. è sul braccio.. dentro la spalla… nell’avambraccio tira da farti male.. e quando arriva alle dita è la fine.. la vedi muoversi e ti arrendi.. l’altra mano non sembra stupita e si annoda con la tua con la dolcezza del miele.. vedi che un sorriso in uno sgardo che non si sposta dal suo osservare innanzi si dipinge lentamente ma sicuro, anzi non lo vedi lo avverti, allora capisci
lo sai anke tu, oramai…

sono sempre e solo..
mani che cercano altre mani..

La vita è bella

La vita è bella!

Spesso bisogna ricordarselo oppure dovrebbe esserci qualcuno a ricordarcelo… magari con un “ricordati che devi morire!”

Due grandi che in ottiche diverse hanno sottolineato una questione importante, in modo più o meno esplicito.

Povero Massimo, se sapesse che c’è gente che non si “appunta” che prima o poi “passa l’angelo e dice: amen!”

E Roberto poi? Uno dei pochi che nei suoi film riesce a fotterti! Ho visto solo due volte il film, per mia scelta. Non mi capita spesso di bloccarmi completamente su un finale, neanche sul più tragico… ma la vita è così… è bella! =)

Ripensando a quelle scene penso a me… al mio babbo… alla mia vita, piccolo grande centro di concentramento (o di sterminio, che differenza fa!)

_K_ dice che la nostra funzione primaria è il pensiero, ma come mio solito non sono d’accordo con lui

I pensieri sono il nostro problema! Quando eravamo in fasce eravamo retti dall’istinto e dalla necessità  e non dai pensieri… questi ci contaminano, ci rendono malati e quindi noi stiamo male, ci sentiamo delusi e frustrati ed ogni giorno il mondo sembra collassarci addosso, sempre di più

Sgravati dagli impedimenti di un passato barbaro ci sentiamo liberi di accanirci su problemi spirituali, facciamo voli pindarici, andiamo sulla Luna nel weekend e poi non siamo capaci di guardare negli occhi chi ci è accanto o non troviamo le risorse per andare avanti, almeno una volta

Perché la vita è bella… ma è anche breve… forse è bella anche per questo! Io dovrei saperlo…

Forse dovremmo avere il coraggio di guardare dentro di noi, cercare la Forza… un po’ come quella di G. Lucas ma non a livello di spostare massi e navicelle interstellari (però magari potrebbe essere utile per un telecomando quando è lontano dal divano =) )

Insomma per me è questa la funzione primaria i noi uomini, carne ed anima, che la si chiami Forza, Fede, Amore, Amicizia (perché no!?) l’importante è non lasciarla andare via, impugnarla e tenere duro… questo significa essere umani… cadere e rialzarsi e non non cadere mai!

…

…

Vi lascio, con la speranza che così come Massimo se ne è andato col sorriso, così come Roberto ha lasciato a Giosuè il vero seme della vita (bella) (e G. Lucas ha fatto un sacco di soldi con un nano verde che sposta roba dalla melma)… così possa la mia vita aver fatto crescere una piccola piantina in una distesa arida desertica… così come mio padre fece con me… … …

“sorrise per un’ultima interminabile volta, poi chiuse gli occhi. Ripensò a quanto ci sia ancora da vivere anche a 90 anni suonati, perché ne vale sempre la pena. Era la sua seconda vita. La prima era finita troppo presto. La seconda era stata impegnativa ma… bella. Per la terza decise di riposarsi prima un po’. “

bip. bip. biiip…

a chi ancora deve svegliarsi dalla “nuttata”… fatelo presto… la vita è bella. Parola di un fantasma.

_M_

.. per sempre

Dall’alto dovremmo sembrare tanti piccoli puntini scuri in una macchia scura a tratti chiazzata del grigio scuro di queste pietre asfaltatrici.. ke folla.. ordinata, ma che folla..

Dall’alto della piazza ripiovono note di giri blues lanciate abilmente dal giocoliere delle corde.. sono dolci, semplici, a tratti forse tristi anke, ma sono lì vittime dell’aritmia della scala pentatonica cromata..

Sento mille voci intorno a me, coretti, voci stonate.. sorrido..

Sento abbracci intorno a me e mi lascio andare alle note di un altro canzoniere pieno di vita compressa e magica.. viene da lontano.. poi è lì al tuo fianco.. ti circonda e ti prende..

Sono momenti così unici ke spesso sembrano svanire nel tempo perchè troppo lontani tra loro per dargli una concreta collocazione reale.. l’aria sembra intangibile allora quando ritornano e quasi non c’è bisogno di respirare perchè il tempo si contrae di colpo per poi rilassarsi eternamente in un lungo interminabile istante..

Non sento più l’alito dei Demoni alle mie spalle.. loro qui nn vivono.. è un luogo sacro dove c’è tempo e spazio solo per l’essenza, le anime dannate restano fuori a guardare, con gli artigli lerci ke stringono con forza le sbarre senza colore..

Anche io non sono dentro mi limito a guardare dall’uscio, mezzo Demone e mezzo Angelo ke non sono altro, è una condizione da privilegiato dicono, da dannato dico..

La folla è andata via restano solo loro due.. poi anke lui va via.. e c’è spazio e tempo solo per noi.. sicuro di me entro sorridente e ricambiato..

Dura poco.. l’immagine sfoca lentamente ed il mondo perde il bianco con i colori naturali.. qualcuno mi ha visto, qualcuno mi ha notato e riportato indietro..

Mentre un leggero velo sfiora i miei occhi ed il mio sguardo scappa a quello indagatore e quasi ipnotizzato dalla mia trance sento ancora la sua mano poggiata alla mia spalla, guardo lui rimasto solo incredulo nella realtà , la musica che piano ritorna e copre le ultime parole di un dolce promemoria..

“.. per sempre”

quel libro incustodito

Anche quel Natale eravamo tutti nel tepore e raccolti intorno alla nonna, avvolti nelle coperte e scaldati dai nostri stessi corpi. Per quanto i nostri genitori si sforzassero a fingere e continuare in quella sceneggiata, sapevamo benissimo, anche se la somma delle nostre età  non superava il mezzo secolo, che quella facciata di amore e felicità  nascondeva incomprensioni e scoraggianti realtà . Ciò nonostante apprezzammo con il tempo il tentativo di dare a noi la possibilità  di imparare dai loro stessi errori, di evitare che gli sbagli si ripetessero nel tempo, ritornassero come i fantasmi di un passato incancellabile.. Insomma, anche se tra i nostri genitori non scorreva sempre buon sangue, anche se fraterno, loro erano sempre dell’idea che passare le feste insieme fosse un buon modo per farci crescere decentemente, ignorando tutti i problemi, come fossimo cechi..

Fatto sta che ogni Natale eravamo sempre lì attorno alla nonna ad ascoltare le storie che era solita raccontare, fu così anche quel Natale. Come sempre, caricava di trasporto ed emozione ogni singola parola, era bello seguire quelle sue parole chiudendo gli occhi e immaginando i paesaggi incantati, gli elfi, le renne, tutti quei doni, quella gioia, quell’amore inimmaginabile per la vita.

La magia si interrompeva quando la nonna, stremata dallo sforzo di ore di fiumi di racconti, recitava il finale con un briciolo di tristezza, con lo sguardo di chi passa il testimone a chi giunge dopo di sé, e passando la mano sull’enorme librone di favole che mai una volta vedemmo aprirgli, ci fissava uno ad uno, ci amava e con quelle braccia sempre troppo piccole si sforzava a raccoglierci sul suo grembo. Cinque bambini che come ipnotizzati scalano sul divano, composti, e si accovacciano come i cuccioli e la gatta, teneri, indimenticabili attimi che mai dimenticheremo. Una ninna nanna senza note chiamata amore ci avvolgeva e ci addormentava. Aspettavamo quel momento tutto un anno con gli occhi di chi è troppo amato e tutta una notte su quel tappeto con il cuore in mano di chi troppo ama.

Quella indimenticabile notte accade però qualcosa di improvviso ed inaspettato…

Oh oh oh.. Buon NATALE, bambini!

La voce proveniva da fuori, oltre le montagne. Guardammo la nonna, dormiva e sorrideva, come se fosse lei a tessere le tele di quell’ennesima storia meravigliosa, quella delle nostre anime. Tutti sentimmo dentro di noi una voce che ci spinse ad attaccarci alle finestre. Le nostre mani si schiacciarono ai vetri come i nostri volti. Ancora una volta quella voce: “non abbiate paura, andate, non lasciate un vetro freddo tra voi ed il mondo, mai, sognate e amate, come io ho amato voi con tutta me stessa”, la nonna dormiva, credemmo.

Increduli uscimmo fuori, al freddo di quel Dicembre, e lo vedemmo allontanarsi. Fu questione di un attimo, poi corremmo, corremmo a perdi fiato, prima sotto l’enorme coperta poi liberi, mano nella mano fin sopra la collina di neve, nella quale affondavano i nostri piedi nudi, fuori dai pigiami colorati. Fu allora che ci fermammo e lo guardammo passare davanti alla luna. Il gesto più semplice fu salutarlo con la mano.

Rientrammo dopo poco, quando realizzammo che forse quel freddo non era sopportabile in eterno. Eravamo pieni di gioia quando rincasammo e ritornammo sotto la coperta. Sul divano la nonna non c’era più. Non eravamo tristi, stranamente, lo ritenemmo quasi naturale. Era rimasto solo il librone, curiosi, lo sfogliammo per molto tempo e con sorpresa ci rendemmo conto che in quel libro non c’era traccia di quelle storie e di quei mondi, ma che forse furono solo frutto di una povera sognatrice. Ci sembrò di sentire l’odore dei biscotti, ci credemmo e ci girammo ed era lì sull’uscio con il vassoio in mano. Ci attaccammo alle sue gambe con tutta la forza che avevamo e rimanemmo così, intorno alla donna che ci aveva insegnato a vivere.

A distanza di anni amiamo vederci disinteressatamente, mangiare insieme, incuranti dei nostri errori e dei nostri sbagli, ma solo per il piacere di amarci.. di ritrovare una parentesi serena in questa vita frenetica nel ricordo di allora.. i nostri bambini giocano insieme sul tappeto e noi con loro.. Adesso sappiamo perché la nonna ci ama tanto.

Spesso ridiamo dei nostri bambini quando, con la nostra stessa curiosità , approfittando della pausa per i biscotti, interrogano con lo sguardo quel libro incustodito…

A Chià , Ciora, Tony e Fabbro per avermi fatto vivere una favola

Con amore, Luca